Utili e inutili - L'importanza di diventare importanti
La realtà è che la divisione tra utili e inutili non è una teoria, ma un meccanismo osservabile. L’avanzamento tecnologico, in particolare dell’intelligenza artificiale, sta accelerando questa polarizzazione. I dati mostrano che l’automazione sostituisce ruoli ripetitivi e a basso valore aggiunto, incrementando il numero di individui il cui contributo socio-economico diventa marginale. Questo non è un’opinione, ma un trend misurabile nei tassi di disoccupazione strutturale e nella crescente dipendenza dai sistemi di sostentamento.
Il malessere sociale globale deriva direttamente da questa emarginazione. Le soluzioni proposte dai sistemi istituzionali, come il reddito di base, sono palliativi che contengono il problema ma non lo risolvono, perché agiscono sul sintomo—la mancanza di risorse—ignorando la causa: la perdita del diritto a una vita piena, intesa come capacità di interagire e scambiare valore. Chi viene sostenuto ma limitato negli scambi è tenuto in vita biologicamente, ma gli viene negata l’esistenza filosofica. La paura verso l’IA e il progresso è quindi razionale: è il terrore di essere resi filosoficamente superflui.
Diventare utili è la soglia minima di sopravvivenza in questo contesto. L’utilità si misura attraverso la produttività, che a sua volta è funzione della conoscenza delle esigenze del Sistema. Più si comprende ciò di cui il Sistema ha bisogno—crescita, innovazione, soluzioni a problemi su scala umanitaria—più si produce valore reale. L’accesso alle risorse non è un premio, è il combustibile necessario per questo processo. Non ottenerlo significa essere progressivamente esclusi dal meccanismo.
Tuttavia, puntare all’utilità è insufficiente. Il principio è chiaro: si raggiunge solo una frazione dell’obiettivo che ci si prefigge. Pertanto, l’obiettivo non deve essere essere utili, ma diventare indispensabili. L’indispensabilità nasce dalla rarità. La rarità umana non è un tratto innato, ma il risultato della capacità di risolvere problemi complessi e soddisfare esigenze che pochi altri possono affrontare. Questo trasforma l’individuo in un elemento unico e insostituibile per il Sistema.
Elon Musk è l’esempio empirico di questo principio. Non è un caso, è l’incarnazione di un archetipo: l’individuo che, ambendo a cambiare settori interi (dai trasporti spaziali all’energia), si è reso indispensabile. Ambire a quel livello non garantisce di raggiungerlo, ma orienta l’azione verso l’eccellenza, spingendo a “puntare molto in alto, per raggiungere in alto”. L’alternativa è accontentarsi della mediocrità e diventare vulnerabile.
Il Sistema è l’entità ultima che riconosce e premia il valore. È il meccanismo impersonale ed efficiente ereditato dai filosofi greco-romani, perfezionato nei millenni. Non è una metafora. Osserva, valuta e distribuisce risorse in base al contributo percepito. Render conto al Sistema—cioè, essere riconosciuti come fonte di valore—è la massima libertà. Libera dal dover rendere conto a intermediari umani, a sistemi istituzionali corrotti o indifferenti, il cui interesse per la tua vita è nullo.
Gli UHNWI e l’élite positiva—gli umanisti e i super-imprenditori—conoscono questo segreto. La loro ricchezza e influenza non sono un privilegio casuale, ma il riconoscimento da parte del Sistema del loro status di eccellenze umane. Hanno capito che la vera sicurezza non deriva dalla ricchezza in sé, ma dall’essere considerati indispensabili per il funzionamento e il progresso del tutto.
L’imperativo è quindi assoluto: devi ambire a diventare un’eccellenza umana. Devi sviluppare una competenza così rara e di tale impatto da far sì che il Sistema dica: “Questo ci serve”. Solo in quello stato di indispensabilità si trova la garanzia di una vita piena, libera dalla paura dell’obsolescenza e del sostentamento caritatevole. Tutto il resto è preparazione o fallimento.
