Vivere per l'uomo significa prosperare in libertà. Non lo dico io, lo dice la natura umana, o più precisamente, l'aspetto pnuamatologico della vita umana.
Un individuo che non prospera in libertà e che non ha la possibilità di ambire a prosperare in libertà, non vive come un uomo, vive come un animale, cioè sotto l'insegna della sopravvivenza, che è una peculiarità della vita degli animali, quello per cui gli animali si danno da fare nell'arco della loro vita.
Sono più del 90% della popolazione mondiale le persone che stanno per perdere la possibilità di ambire a una vita prospera in condizione di libertà, e queste persone sono i lavoratori.
I lavoratori sono individui la cui vita è basata sul vendere il proprio tempo a entità (le aziende) che li compensano in denaro.
Il denaro è una valuta, che come tale cambia in base a situazioni ed eventi. Fra le diverse situazioni e i diversi eventi che causano la svalutazione del denaro, quello che svaluta maggiormente è l'aumento dell'efficacia e dell'efficienza produttiva delle macchine.
Il progresso tecnologico è considerato nemico dei lavoratori, ma è proprio grazie a esso che l'uomo prospera e l'umanità progredisce. Per questo motivo, nessun legislativo potrà mai impedire all'uomo di investire in tecnologia e ingegnarsi al fine di creare mezzi e strumenti sempre più sofisticati, capaci di migliorare sotto l'aspetto della capacità e dell'efficienza produttiva.
L'uomo non è nato per lavorare, ma per stare bene. A tal fine, quello che deve fare è ridurre sempre di più il carico lavorativo al fine di procurarsi le cose che gli servono per stare bene. Quando ci riesce, prospera e fa prosperare la società in cui vive e di cui fa parte.
Molti uomini che si danno da fare in tal senso, fanno progredire l'umanità.
Questo è il senso della vita dell'uomo. Tutto il resto è fuffa per poveracci che debbono essere illusi sulla vita, così che continuino a fare quello che sanno fare, che è utilizzare strumenti messi a disposizione dei creatori, per svolgere al meglio i compiti a loro assegnati.
C'è chi sostiene che questi sono discorsi di poco valore, perché i lavoratori attraverso le attività lavorative contribuiscono alla crescita sociale e al progresso. E' vero, ma a discapito della loro stessa vita, il che è un peccato mortale, perché l'uomo ha un dovere verso se stesso, prima ancora che verso la società e l'umanità, che è quello di procurarsi le cose che gli servono per stare bene e prosperare.
Il lavoro non è un'attività che consente di adempiere a questo dovere, e la dimostrazione di questo è la precarietà, la perdita del potere d'acquisto e la condizioni di vita sempre più pietose in cui vive la categoria dei lavoratori.
La maggior parte dei quali si risentono quando dici loro che hanno una vita di mer*a, ma è un risentimento infondato, conseguenza dell'illusione di un benessere che non hanno, conseguenza dell'indottrinamento a credere in ideali, principi e valori di pochissimo valore, che portano vivere alla minima espressione, anziché alla massima espressione, quindi alla mediocrità.
