Verità Scomode Identità Fragili

Sono un coglione. Non nel senso comune del termine, non perché sbaglio o fallisco. Il vero coglione è colui che, pur avendo compreso il meccanismo, persevera nell'agire contro la propria stessa conoscenza, contro ciò che sa essere giusto e vero. È una condizione autoimposta, una cecità volontaria che si manifesta nonostante l'evidenza.

Nella vita, ho imparato che non si possono trasformare i perdenti in vincenti. È una chimera. I perdenti sono individui la cui mente è stata programmata per il fallimento, per accettare la sconfitta come destino ineluttabile. Questa programmazione mentale non è un difetto occasionale, ma una struttura profonda, un sistema operativo che guida ogni scelta, ogni reazione. Stiamo parlando di oltre il 90% della popolazione mondiale, anime condannate a un ciclo di auto-sabotaggio. I neutri, quelli ancora non del tutto corrotti, forse, possono essere aiutati a trascendere, ma i perdenti? No.

Eppure, la mia sensibilità ai problemi sociali, la mia intrinseca curiosità verso le radici della sofferenza umana, mi ha spinto a tornare. Ho scoperto il perché la gente sta male: l'accettazione acritica di menzogne come verità su quasi ogni aspetto dell'esistenza. Un inganno sistematico, profondo, che permea la società. Sono tornato in Italia, nella mia terra, tra la mia gente, con l'illusione romantica di poter offrire una via d'uscita.

Il problema è monumentale. La soluzione, in teoria, è di una semplicità disarmante: riconoscere le menzogne, abbracciare le verità e agire di conseguenza. Due più due fa quattro. Fine della storia. Ma la pratica? La pratica è un muro invalicabile per il 99,999% periodico di coloro che soffrono. Perché? Perché una mente programmata in un certo modo non si cambia. Non vuole cambiarsi.

La documentazione a sostegno di questa tesi è schiacciante. Ogni aspetto della vita, dalla salute alla finanza, dalle relazioni alla spiritualità, è intriso di narrazioni false che la gente ha accettato come oro colato. Ma il vero ostacolo non è la mancanza di prove, bensì la resistenza intrinseca all'accettazione di essere stati ingannati.

Come diceva Giordano Bruno, siamo ciò in cui crediamo. Se credi in menzogne, tu sei una menzogna. Questa è la verità più scomoda, quella che il tuo ego non può tollerare. La mente umana è un castello di carte costruito su convinzioni, e quando qualcuno minaccia di scuotere quelle fondamenta, il castello si difende con ogni mezzo. Questa difesa non è razionale; è viscerale. È la paura di perdere l'identità che si è costruita, anche se quell'identità è basata su sabbia.

"Siamo quello in cui crediamo; se io credo in menzogne, sono menzogna."

Il dolore di riconoscere di essere una menzogna è così profondo che la mente lo rifiuta a priori. Questo rifiuto crea una barriera invalicabile, impedendo l'accesso a quelle verità essenziali che sono state nascoste per tutta la vita, le stesse verità che potrebbero condurti al tuo scopo ultimo: stare bene.

Oggi, la gente è così disperata che il suo unico obiettivo è un barlume di serenità, un po' meno problemi. Darebbero il midollo spinale per un attimo di pace. Eppure, quando gli offri la chiave per una vera e duratura serenità – le verità che li libererebbero dall'inganno – ti rifiutano. Ti deridono, ti snobbano, ti odiano persino. Perché? Perché accettare quelle verità significa ammettere di essere stati presi per il culo, di aver creduto in menzogne, di essere, in fondo, una menzogna.

Questa è la cruda realtà. Non c'è edulcorazione possibile. La maggior parte delle persone preferirà la propria prigione di menzogne, perché è una prigione familiare, piuttosto che affrontare la libertà spaventosa e sconosciuta della verità. La domanda è: tu, lettore, sei disposto a guardare in faccia la tua prigione? O sei destinato a perseverare, come il coglione che sono stato, nel tentativo di aiutare chi non vuole essere aiutato?